Informazioni generali sulla normativa in materia di emissioni in atmosfera

 

La normativa di riferimento

In data 11.08.2010 è stato pubblicato il Decreto Legislativo 9 giugno 2010, n. 128: “Modifiche ed integrazioni al decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, recante norme in materia ambientale, a norma dell'articolo 12 della legge 18 giugno 2009, n. 69 (GU n. 186 del 11-8-2010 - Suppl. Ordinario n. 184). Il cosiddetto “terzo correttivo" del Testo Unico Ambientale è entrato in vigore il 26.08.2010 apportando considerevoli modifiche, sia dal punto di vista sostanziale che formale, alla Parte V del D. Lgs. 152/06.

La più importante consiste nel fatto che il soggetto dell’autorizzazione non è più l’impianto, bensì lo stabilimento. L'articolo 269, c. 1, infatti, dichiara che “….per tutti gli stabilimenti che producono emissioni deve essere richiesta una autorizzazione ai sensi della parte quinta del presente decreto. L'autorizzazione è rilasciata con riferimento allo stabilimento. I singoli impianti e le singole attività presenti nello stabilimento non sono oggetto di distinte autorizzazioni".

Definizione di stabilimento: il complesso unitario e stabile, che si configura come un complessivo ciclo produttivo, sottoposto al potere decisionale di un unico gestore, in cui sono presenti uno o più impianti o sono effettuate una o più attività che producono emissioni attraverso, per esempio, dispositivi mobili, operazioni manuali, deposizioni e movimentazioni. Si considera stabilimento anche il luogo adibito in modo stabile all'esercizio di una o più attività.

  

Casi in cui non si applica il Titolo I del D.Lgs. 152/2006 e s.m.i.:

-  stabilimenti destinati alla difesa nazionale;

-  sfiati e ricambi d'aria esclusivamente adibiti alla protezione e alla sicurezza degli ambienti di lavoro;

-  impianti disciplinati dal D.Lgs. 11 maggio 2005, n. 133 recante attuazione della direttiva 2000/76/CE in materia di incenerimento dei rifiuti.

 

Casi non sottoposti ad autorizzazione ai sensi del Titolo I del D.Lgs. 152/2006 e s.m.i.:

Si tratta degli stabilimenti in cui sono presenti esclusivamente impianti e attività elencati nella parte I dell'allegato IV alla parte quinta del D.Lgs. 152/06.

Rimangono ancora esclusi dall’autorizzazione i seguenti impianti:

-  impianti di combustione, compresi i gruppi elettrogeni e i gruppi elettrogeni di cogenerazione, di potenza termica nominale pari o inferiore a 1 MW, alimentati a biomasse di cui all'Allegato X alla parte quinta del presente decreto, e di potenza termica inferiore a 1 MW, alimentati a gasolio, come tale o in emulsione, o a biodiesel;

-  impianti di combustione alimentati ad olio combustibile, come tale o in emulsione, di potenza termica nominale inferiore a 0,3 MW;

-  impianti di combustione alimentati a metano o a GPL, di potenza termica nominale inferiore a 3 MW;

-  impianti di combustione, compresi i gruppi elettrogeni e i gruppi elettrogeni di cogenerazione, ubicati all'interno di impianti di smaltimento dei rifiuti, alimentati da gas di discarica, gas residuati dai processi di depurazione e biogas, di potenza termica nominale non superiore a 3 MW, se l'attività di recupero è soggetta alle procedure autorizzative semplificate previste dalla parte quarta del presente decreto e tali procedure sono state espletate;

-  impianti di combustione, compresi i gruppi elettrogeni e i gruppi elettrogeni di cogenerazione, alimentati a biogas di cui all'Allegato X alla parte quinta del presente decreto, di potenza termica nominale complessiva inferiore o uguale a 3 MW;

-  gruppi elettrogeni e gruppi elettrogeni di cogenerazione alimentati a metano o a GPL, di potenza termica nominale inferiore a 3 MW;

-  gruppi elettrogeni e gruppi elettrogeni di cogenerazione alimentati a benzina di potenza termica nominale inferiore a 1 MW;

-  impianti di combustione connessi alle attività di stoccaggio dei prodotti petroliferi funzionanti per meno di 2200 ore annue, di potenza termica nominale inferiore a 5 MW se alimentati a metano o GPL ed inferiore a 2,5 MW se alimentati a gasolio;

-  laboratori di analisi e ricerca, impianti pilota per prove, ricerche, sperimentazioni, individuazione di prototipi. Tale esenzione non si applica in caso di emissione di sostanze cancerogene, tossiche per la riproduzione o mutagene o di sostanze di tossicità e cumulabilità particolarmente elevate, come individuate dall’allegato I alla parte quinta del presente decreto.;

- dispositivi mobili utilizzati all'interno di uno stabilimento da un gestore diverso da quello dello stabilimento o non utilizzati all'interno di uno stabilimento.

 

 

Stabilimenti che non rientravano nel campo di applicazione del D.P.R. 203/88 e che sono soggetti ad autorizzazione ai sensi del D.Lgs. 152/2006 e s.m.i. (impianti termici civili e attività che generano emissioni diffuse)

 

L’art. 281, comma 3 del D.Lgs. 152/06 e s.m.i. prevede quanto segue:

“I gestori degli stabilimenti in esercizio alla data di entrata in vigore della parte quinta del presente decreto che ricadono nel campo di applicazione del presente titolo e che non ricadevano nel campo di applicazione del decreto del Presidente della Repubblica 24 maggio 1988, n. 203, si adeguano alle disposizioni del presente titolo entro il 1 settembre 2013 o nel più breve termine stabilito dall'autorizzazione alle emissioni. Se lo stabilimento è soggetto a tale autorizzazione la relativa domanda deve essere presentata, ai sensi dell'articolo 269 o dell'articolo 272, commi 2 e 3, entro il 31 luglio 2012. L'autorità competente si pronuncia in un termine pari a otto mesi o, in caso di integrazione della domanda di autorizzazione, pari a dieci mesi dalla ricezione della domanda stessa. Dopo la presentazione della domanda, le condizioni di esercizio ed i combustibili utilizzati non possono essere modificati fino all'ottenimento dell'autorizzazione. In caso di mancata presentazione della domanda entro il termine previsto o in caso di realizzazione di modifiche prima dell'ottenimento dell'autorizzazione, lo stabilimento si considera in esercizio senza autorizzazione alle emissioni. Se la domanda è presentata nel termine previsto, l'esercizio può essere proseguito fino alla pronuncia dell'autorità competente…. La procedura prevista dal presente articolo si applica anche in caso di stabilimenti in esercizio alla data di entrata in vigore della parte quinta del presente decreto che ricadevano nel campo di applicazione del decreto del Presidente della Repubblica 24 maggio 1988, n. 203, ma erano esentati dall'autorizzazione ivi disciplinata e che, per effetto di tale parte quinta, siano soggetti all'autorizzazione alle emissioni in atmosfera".

 

Rinnovo dell’autorizzazione per stabilimenti esistenti

Ai sensi dell’art. 281 comma 1, tutti gli stabilimenti autorizzati ai sensi del DPR 203/88 in procedura ordinaria e gli stabilimenti che hanno presentato domanda ai sensi dell’art. 12 del DPR 203/88 ma non hanno mai ottenuto autorizzazione esplicita, devono presentare domanda di RINNOVO ai sensi dell’art. 269 entro i seguenti termini:

-  dal 28/04/2006 al 31/12/2011: stabilimenti anteriori al 1988;

-  dal 01/01/2012 al 31/12/2013: stabilimenti anteriori al 2006 ed autorizzati prima del 01/01/2000;

-  dal 01/01/2014 al 31/12/2015: impianti anteriori al 2006 ed autorizzati in data successiva al 31/12/1999.

 

Adempimenti previsti dalla Parte V del D.Lgs. 152/2006

Le ditte/società hanno l’obbligo di:

-  presentare domanda di autorizzazione per l'installazione di un nuovo stabilimento, il trasferimento di uno stabilimento da un luogo ad un altro e per modifiche sostanziali di stabilimento esistente ai sensi dell’art. 269 e dell’art. 275 con procedura ordinaria;

-  comunicare le modifiche non sostanziali;

-  comunicare i cambiamenti di ragione sociale.

L’autorizzazione è preventiva per i nuovi stabilimenti, i trasferimenti e le modifiche.

Le ditte/società hanno la facoltà di:

-  comunicare la presenza all’interno dello stabilimento di impianti/attività ad inquinamento atmosferico scarsamente rilevante ai sensi dell’art. 272 c. 1;

-  aderire alle autorizzazioni generali eventualmente rilasciate dalla Provincia di Pordenone ai sensi dell’art. 272 c. 2 per particolari categorie di stabilimenti.

 

Convogliamento delle emissioni

La Provincia può considerare più impianti:

- con caratteristiche tecniche e costruttive simili

- aventi emissioni con caratteristiche chimico-fisiche omogenee

- localizzati nello stesso stabilimento

- destinati a specifiche attività tra loro identiche

come un unico impianto e disporre il convogliamento ad un solo punto di emissione.

In linea generale comunque, ciascun impianto deve avere un solo punto di emissione.

Solo in caso di impossibilità tecnica ampiamente motivata può essere autorizzato un impianto con più punti di emissione.

La Provincia, tenuto conto delle condizioni tecniche ed economiche, può consentire il convogliamento delle emissioni di più impianti in uno o più punti di emissione comuni purché le caratteristiche chimico-fisiche delle emissioni siano omogenee.

L’adeguamento alle succitate prescrizioni deve essere realizzato entro i 3 anni successivi al primo rinnovo o all’ottenimento dell’autorizzazione effettuato ai sensi dell’art. 281 commi 1, 2, 3 o 4, o dell’art. 272 comma 3, ovvero nel più breve termine stabilito dall’autorizzazione.

 

Emissioni diffuse 

Tutte le emissioni convogliabili devono essere convogliate.

La Provincia verifica se le emissioni diffuse di ciascun impianto o attività sono tecnicamente convogliabili sulla base delle migliori tecniche disponibili e ne dispone la captazione ed il convogliamento.

In presenza di particolari situazioni di rischio sanitario, o di zone che richiedono una particolare tutela ambientale, la Provincia dispone la captazione ed il convogliamento delle emissioni diffuse, anche se la tecnica individuata non soddisfa il requisito di disponibilità di cui all’art. 268 comma 1, lett. aa).

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